La NASCAR raccontata dai box del Team T-Engineering

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T-Engineering and Track|Fever

Tre giorni di gioie, dolori e tanto monossido di carbonio.

 

T-Engineering

Come vi abbiamo anticipato in precedenza, mostrandovi da vicino la Chevy SS del Team T-Engineering, abbiamo avuto la possibilità, e l’onore, di vivere l’appuntamento di Monza,unica tappa italiana, dal box di Massimo Di Lonardo. Siamo degli abitué dei campi di gara, ma mai prima d’ora abbiamo potuto goderci appieno l’atmosfera che si respira da dietro le quinte accampandoci, letteralmente, nel box di un team. Di solito dopo un po’ ci cacciano via appena ci avviciniamo, ma sarà per colpa di certe facce losche

T-Engineering and Track|Fever

Venerdì il weekend per noi è iniziato nel migliore dei modi, scoprendo dove hanno posizionato i nostri adesivi! Mica pizza e fichi, qui i ragazzi fanno sul serio e siamo finiti dritti dritti accanto ai nomi dei piloti. Che figata! Abbiamo ancora gli occhi lucidi riguardando le foto. E se vi sembriamo dei sdolcinati sentimentalisti… bingo! Siamo esattamente così, appassionati e mentalmente instabili!

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Decisamente più amaro è stato per il Team scoprire che gli avversari avevano modificato l’incidenza dell’ala posteriore. Il tempo per adeguarsi era poco visto l’imminente avvio dello start per il primo turno di prove libere. E così, trapano alla mano, vediamo i nostri applicare nuovi fori ai supporti dello spoiler posteriore e provvedere alla riduzione del carico aerodinamico. Le prove sono state un calvario, non tanto per le condizioni della pista, quanto per le numerose bandiere gialle che si sono susseguite nel corso dei 45 minuti previsti. Per non farci mancare nulla, c’è stata anche una bandiera rossa, necessaria per prestare i soccorsi all’incolpevole Niccolò Rocca che alla frenata dell’Ascari si è ritrovato senza freni. Gran botto ma per fortuna la gabbia di sicurezza ha funzionato alla perfezione, preservando l’incolumità del pilota. Fantastico vedere i meccanici del team intervenire con mazzetta e piede di porco per eliminare il più velocemente possibile i pannelli della carrozzeria e tentare di recuperare l’auto per il secondo turno di prove.

Come già spiegato nello scorso articolo, la serie europea della NASCAR si compone di 2 classi, Elite e Open. La Elite è riservata ai piloti professionisti, mentre la Open è a appannaggio dei gentlemen driver. T-Engineering schierava 2 auto, la Chevy SS #68 pilotata da Davide Amaduzzi (Elite) e Renzo Calcinati (Open) e la Mustang #92 condotta da Marco Spinelli (Elite) e dal duo GiamPaolo Tenchini –  mitico Il Tenk – e Jessica Amendola che si sono spartiti le due gare della categoria Open. Tenk gara 1 e Jessica gara 2.

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Divorate le prove libere, con qualche problemino in frenata per la #68 che obbligava i piloti a spazi di arresto biblici, nel tardo pomeriggio arriva per il team la prima doccia fredda di un weekend che è stata un continua altalena di emozioni. Dopo un breafing con la direzione gara, scopriamo che Il Tenk e Jessica dovranno entrambi qualificarsi per le gare, pena… partire ultimi. In una competizione normale non ci sarebbe nulla di che preoccuparsi, ma nella EuroNASCAR le cose non sono così semplici. Perché il tempo a disposizione per qualificarsi è poco, soltanto 15 minuti, e fare il cambio pilota richiede tempo, anche perché non avendo le portiere per i meccanici è assai scomodo lavorare per permettere al pilota di trovare la giusta posizione di guida. Dopo qualche minuto in cui tutti eravamo un po’ perplessi per la decisione della direzione, Massimo sfodera il suo miglior sorriso, quello delle buone occasioni, ed esordisce con un “e va beh, che problema c’è… pensiamo a rimettere in forma le macchine per domani!” L’unica cosa che siamo riusci a fare è stato guardaci e sussurrare un sincero “sticazzi!”

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Verso le 22:30 lasciamo il Team ultimare i lavori per lanciarci nella nostra personalissima missione. Trovare un posto dove dormire! Ebbene sì, lo ammetto, colpa mia. Preso dalla foga di quello che ci aspettava… mi sono dimenticato di prenotare le camere. La prossima volta mangerò più pane e furbizia, promesso. Trovato dove dormire però, il tempo di una doccia, un panino al volo ed è già tardissimo. Con le memorie delle cam e delle reflex da liberare e una montagna di batterie da rimettere in carica. La notte passa davvero troppo in fretta e così alle 7:30 siamo già… in coda! Alla faccia della serie sconosciuta e che la NASCAR è poco capita nel Bel Paese. Ci abbiamo messo mezz’ora per tornare al box! E dire che l’albergo era a 1 km dal circuito. Si prospettava una grandiosa giornata! E in effetti col bel tempo dalla nostra, c’era tanto pubblico già pronto nelle tribune e soprattutto tanti tanti appassionati a prendere d’assalto il paddock! La roadmap redatta dagli organizzatori, prevedeva tra le 13 e le 14 una mezz’oretta dedicata alla sessione autografi. Ahahahahaha illusi! I piloti erano circondati di gadget e cartoline da autografare fin dall’apertura dei cancelli. Uno spettacolo fantastico. Come non ricordare i bambini impazziti correre da tutte le parti per vedere e toccare le sorellone di Saetta McQueen, una vera gioia. Al pari dei papà intenti a fotografare con assoluta nonchalance le cheerleaders che avevamo a pochi metri!

Le qualifiche sono letteralmente volate. Start alle 9 per 15 minuti di delirio assoluto, dove i piloti Elite devono trovare il tempone senza rovinare le gomme perché, scaduto il tempo, avviene l’avvicendamento dei piloti Elite-Open e si riparte con il secondo turno di qualifiche. Non c’è tempo per affinare l’assetto o applicare qualche modifica. Giusto qualche secondo affinché il pilota che scende dall’auto possa aggiornare chi sale sullo stato della pista e sul funzionamento della macchina. Appena ultimato il cambio pilota, Davide ci conferma quello che avevamo intuito via radio. Poco potere frenante! Non ci voleva proprio. Anche perché questi mostri arrivano alla prima staccata a velocità ben superiori ai 270! E avevamo ancora negli occhi come si era conciata la macchina di Rocca il giorno prima. Per fortuna non ci sono state gravi conseguenze, anche se abbiamo scoperto che il nostro Davidone ha rischiato di parcheggiarsi sopra le tribune della Roggia. La Mustang di Spinelli invece non ha riscontrato questo problema, per fortuna! Meno carico di lavoro per i meccanici (instancabili) e soprattutto un apprendistato meno complicato per i 3 piloti incaricati di farla correre. Per Spinelli, Amendola e Tenchini questa era la prima gara, in previsione di un possibile impegno in chiave 2014, specialmente per i primi due, mentre Il Tenk era in versione tester per la rivista Gente Motori. A qualifiche ultimate l’esito del crono è stato imparziale quanto onesto. In Elite Davide e Marco si sono piazzati 12° e 13°. Nella Open, il Tenk si è qualificato 9° mentre Renzo, con problemi sempre più marcati ai freni, è riuscito a piazzarsi solo 15°. Un risultato decisamente ingiusto ma del resto queste son le corse. Ancora più sfortunata Jessica, che nell’avvicendarsi il volante col Tenk, è incappata nella chiusura della pit-lane, che sancisce la fine delle qualifiche. Per gara 2 domenica, dovrà partire dall’ultima posizione.

Sabato è stata la giornata che ha messo a dura prova i nervi di tutti. Il weekend non si componeva solo della Euro NASCAR, ma anche delle gare dell’AVD tedesco. Se è vero che venerdì si è lavorato bene, possiamo affermare che sabato la parola chiava è stata… correre! Dalle 9 fino alle 19:30, in pista c’era sempre qualcosa di bello da guardare. Nel paddock c’erano meccanici e auto che spuntavano da ogni dove, giornalisti e fotografi che sembravano dei maratoneti e spettatori increduli che si chiedevano che caspita stesse succedendo.

Nel nostro box l’atmosfera non era poi molto diversa. I piloti non riuscivano a salutare tutti, appassionati e semplici curiosi che entravano per veder da vicino questi immensi V8 e i meccanici erano alle prese con la normale manutenzione che precede la gara. E in più la Chevy #68 reclamava una dose extra di cure! Dopo un’attenta analisi, si è scoperto che a tradirci è stato un raccordo a ridosso della pompa freni, che cedendo ha messo ko l’intero sistema frenante. Sfigaccia ma per fortuna un problema facilmente risolvibile. Anche noi abbiamo avuto la nostra dose di sklero a ben pensarci! I supporti per le cam non volevano affatto collaborare, regalandoci delle inquadrature fin troppo… ehm… dinamiche! Nulla che qualche imprecazione e una buona dose di fascette non potessero risolvere. Ecco una dote che invidio di Massimo e che in realtà è parte di tutto il team. La calma e il sangue freddo. Al loro posto probabilmente mi sarei messo a correre per il paddock urlando e sbraitando. E invece niente. In T-Engineering tutto era sotto controllo!

Davide Amaduzzi

E finalmente ci siamo, adesso si fa sul serio. 2 gare al pomeriggio e 2 domenica. A iniziare sono i piloti della Elite e per la prima volta ci godiamo lo schieramento direttamente dalla linea di partenza. Una delle cose più emozionanti che ci sia capitata da quando è nata l’avventura Track|FEVER. Tutti insieme, lì… in quel nastro d’asfalto con una platea attorno scalpitante quanto noi e le auto in arrivo dopo lo start dalla pit-lane. FANTASTICO!

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La partenza è lanciata e il gruppone corre veloce verso la staccata della prima variante. Dal muretto box, la visuale impediva di vedere cosa stesse succedendo in prima variante. Dalle urla del pubblico e dello speaker tedesco abbiamo solo capito che c’era di che rifarsi gli occhi. E in effetti i sorpassi e i contatti non sono mancati. Una sensazione impossibile da spiegare è quando si sentono i motori al massimo dei giri percorrere la parabolica e fare capolino lungo il lungo rettilineo. E’ una stretta allo stomaco. Finché non vedi le auto sfrecciarti sotto al naso, le informazioni a disposizione sono davvero poche e vivi tutto in apnea, trattieni il fiato finché puoi e oltre.

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Ma appena abbiamo visto le due bestiacce passare, l’ansia, la paura, la tensione si sono trasformate in pura adrenalina. Erano lì, sane e salve e avevano mezz’ora di tempo per recuperare posizioni. Avevano mezz’ora di tempo per farci divertire. Ma ovviamente le cose non possono sempre andare bene, tsz vogliamo viziarci, e così al secondo giro, alla gioia di vedere Davide in rimonta si contrappone l’amarezza per il ritiro di Marco a causa di un contatto e della conseguente uscita di pista che ha danneggiato l’auto. La classifica finale vedrà Davide arrivare 9° e Marco 21° con soli 2 giri all’attivo.

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Terminata la gara, il parco chiuso con le relative verifiche impone ai nostri un breve momento di pausa. Buono per riprender fiato, ricaricare le energie e pianificare il lavoro per gara 1 Open, l’ultimo impegno in pista della giornata. Controllate le auto e risolte le magagne come incerottare la carrozzeria dai colpi presi nella prima gara, giunge il momento di tornare in griglia di partenza. Renzo Calcinati difenderà l’onore e le fiancate della bianca #68 mentre Il Tenk, carico come una molla, guiderà la Mustang. Pronti, partenza e via e siamo di nuovo in una impaziente attesa di rivedere le auto, per controllare dove sono posizionate e se hanno danni alla carrozzeria.

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Passano i primi, poi il gruppone centrale e le ultime auto attardate dai contatti a chiudere lo schieramento. Vi ricordate l’apnea di prima? Ecco… adesso è anche peggio. Iniziamo tutti a guardarci preoccupati e consci che qualcosa è successo e il primo pensiero è per l’incolumità dei piloti. Poi vediamo Il Tenk fare lentamente rientro ai box e riprendiamo un po’ di colore. Certo, non è il massimo essere out al primo giro, ma almeno sappiamo che non s’è spalmato contro qualche muro. Col morale atterra dobbiamo constatare che la ruota destra ha preso una bella botta e l’auto non va più dritta. Un vero peccato, dal cameracar scopriamo che Giampaolo è partito a cannone ma l’imbuto della prima variante ci ha messo lo zampino nella forma di un competitor arrivato un po’  lungo e che s’appoggia alla fiancata della nostra incolpevole Mustang. E Renzo? Renzo purtroppo nelle fasi iniziali si è reso subito protagonista di una bella rimonta, ma nella staccata della parabolica, un fuorigiri in scalata lo ha lasciato a piedi, con la rottura dell’albero di trasmissione. Gara 1 Open da archiviare con rammarico perché i piloti erano partiti col passo giusto per ben figurare e le auto erano in forma!

Euro Nascar 2013

Riportate le auto al box, i meccanici non hanno perso tempo e si sono fiondati sulle auto mettendole sui cavalletti e iniziando a smontarle per valutare i danni e renderle di nuovo competitive. Se per la Mustang tutto si è risolto in modo molto celere, è altrettanto vero che la #68 ha richiesto attenzioni particolari. Sostituire l’albero di trasmissione è stato un intervento privo di grosse seccature, a differenza della modifica del cambio e del differenziale che ha impegnato i nostri fino a notte inoltrata. E anche in questo caso la nostra ammirazione è per questi ragazzi che senza batter ciglio hanno sgobbato fino a tardi, rendendosi comunque sempre disponibili e trattandoci con un occhio di riguardo. E credeteci, lavorare sotto un’auto ancora calda mentre mezzo paddock si cucina la carne alla griglia e si ubriaca è un’impresa da eroi!

T-Engineering Box

Durante la notte tra sabato e domenica ha piovuto. Anzi di più, c’erano tutti i Santi in paradiso che la buttavano giù con i secchi. Alle 8 il paddock era bello bagnato ma per fortuna non pioveva più. Le previsioni meteo non erano così ottimistiche e chiacchierando con Davide ci ha confidato che questo tempo incerto è solo una scocciatura. Che piovesse piuttosto, invece di avere mezzo circuito allagato e mezzo asciutto. Anche se la speranza era tutta riposta in un bel tempo che permettesse all’asfalto di asciugarsi. La macchina non era messa male a set-up e, analizzando la telemetria e i crono, Massimo e Davide erano anche riusciti a venirne a capo, realizzando dove intervenire per migliorare le performance.

Davide Amaduzzi

Però anche questa volta, anche oggi, il destino ci ha messo i bastoni tra le ruote. Le condizioni della pista erano buone, Davide era in palla come sempre ma…  durante il giro di formazione emerge un problema al motore. Non è affatto in forma e si dimostra poco reattivo a salire di giri e per farla breve, manca di spinta. Davide ci mette il cuore, spegnendo la ragione che consiglierebbe di ritirarsi, e prova a condurre l’auto fino alla bandiera a scacchi. Dovreste conoscerlo… è un grande! Può sembrare una sviolinata ma noi in redazione siamo rimasti affascinati da questo ragazzo dall’animo gentili e il piede pesante!

E’ frustrante per un pilota correre sapendo di non poter esprimersi al meglio, capendo e forse rassegnandosi che invece di attaccare come suo solito, deve ripiegare in una gara di conserva, guardandosi le spalle. Perché farlo allora? Beh è un pilota, poggiare le chiappe sul sedile da corsa è vitale quanto per noi tracannarci una Tennent’s Super ghiacciata stravaccati sul divano. E’ poi perché è l’unico modo per render omaggio ai ragazzi del Team che lavorano giorno e notte per rendere competitive le auto. E render omaggio a tutti gli amici e appassionati che sono venuti per incitare i nostri piloti di casa. Bisognava arrivare sotto la bandiera a scacchi, purtroppo a 2 giri dal termine il motore ha detto basta. Questi descritti, sono gli stessi sentimenti che hanno animato Marco Spinelli, che si è adeguato subito alla spirito della serie e nonostante l’auto visibilmente segnata dalle tante lotte, è riuscito a tagliare il traguardo in 12esima posizione. Che per un debuttante, con una fiancata squarciata e un fianchetto sollevato a mo’ di freno aerodinamico non è niente male! Oh insomma, in pista se le danno e di gusto. Sempre col massimo rispetto, però se le danno! Crediamo che si rispettino dandosele, ad essere sinceri…

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Un dispiaciuto Massimo ci annuncia che visti i danni da sistemare sulle 2 auto, è costretto a limitare l’ingresso del pubblico al box, per garantire ai meccanici la giusta dose di concentrazione e di tranquillità. E’ stata una decisione antipatica che ha indispettito lo stesso Massimo, ma realmente necessaria perché anche la domenica il box era preso d’assalto da tutti e iniziava diventar difficile intervenire sulle auto senza rischiare di colpire qualcuno. La Mustang anche questa volta, a dispetto delle apparenze, stava bene e i danni erano limitati alla sola carrozzeria. La Chevy invece… non c’è stato proprio verso di farla partire e così per gara 2 Open, l’unica a scendere in pista con i colori T-Engineering è stata Jessica Amendola, a bordo della Mustang #92. Partita secondo regolamento in ultima posizione per non aver preso parte alla qualifica, è riuscita a tenersi lontana dai guai e nonostante non abbia mai girato nel corso del weekend, se non per un decina di minuti nelle libere del venerdì, ha portato la #92 sana e salva ai box.

T-Engineering

Come diavolo concludere il racconto di quest’esperienza? Non si può. Se chiudiamo gli occhi riviviamo ogni istante, ogni commento, odore, sensazione. E’ stato un weekend da favola e ci sentiamo in colpa per essere così entusiasti nonostante i risultati non ci abbiamo sorriso molto. Anzi, affatto. Però nonostante tutto, vedere a fine giornata Massimo e tutto il team sorridere e scherzare con tutti, prestarsi alle mille foto e sopportare ogni nostra richiesta ci fa capire che sotto sotto, fanculo la classifica. Anche loro si sono divertiti come matti. Noi nel nostro piccolo non possiamo fare altro che ringraziarli per aver condiviso l’appuntamento più importante del calendario con 4 folli, di averci trattati come se fossimo della famiglia e poi… di aver messo i nostri adesivi in una posizione così bella che si vedono anche se a fare le foto è un anziano con morbo di parkinson. Impossibile non vederlo ahahahah

T-Engineering

Tornando seri per un momento, solo uno, avevamo pensato di presentarvi ogni componente del team ma ci siamo resi conto che così facendo avremmo fatto loro un torto. Perché sono un famiglia allargata, un gruppo compatto che lavora per raggiungere tutti insieme un risultato importante. Dividendosi equamente meriti e colpe, successi e fallimenti. Come potremmo dividerli? Sono i ragazzi del Team T-Engineering. Punto.

T-Engineering and Track|Fever

Un grazie va anche ai nostri cugini di Motorsport Rants, chiaro esempio di come 2 realtà ben distinte come le nostre, possano collaborare insieme, aiutandosi a vicenda e mettendo in piedi qualcosa di unico spinto dalla passione per i motori.

 

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